Gli angeli della notte

Vado spedito verso casa sul mio scooter elettronico, sollecitato dalla fretta di sfuggire al gelo della notte d’inverno ormai inoltrata.
All’improvviso, da dietro un angolo semibuio della ciclabile sbuca un uomo in bicicletta, un fulmine. L’impatto tra noi sembra inevitabile, ma l’intuito di entrambi ci fa sterzare ciascuno sulla propria sinistra, limitando il contatto a uno sfregolio di giacche a vento. Sfortuna però vuole che, sulla mia sinistra, qualcuno anni prima abbia piantato un robusto pioppo, su cui mi schianto, ribaltandomi.

Siccome il ciclista figlio del vento si è dileguato, mi trovo solo sul selciato, nella notte buia, incapace di riprendere la corsa verso casa.

Frugo a stento, un po’ intontito dalla caduta, nella tasca alla ricerca del cellulare e mi accorgo che, a dispetto del buio, due ragazze percorrono a piedi lo stesso tratto di strada.
Dapprima impaurite, forse pensano a un ubriaco, dopo si precipitano in mio soccorso. Incapaci di sollevarmi, telefonano subito ai propri fidanzati. Arrivano in un attimo, prodigadosi a loro volta in mio favore. Sono tutti sui vent’anni, belli, ma ciò che più mi colpisce è la grazia e la dolcezza con cui mi assistono:

una spazzola il mio cappello con la manica del suo cappotto;

l’altra pulisce i miei occhiali con una salvietta comparsa dal nulla;

i ragazzi, raddrizzano il mio scooter e ne testano la funzionalità, mi ci caricano sopra senza troppi sballottamenti e tutto torna come prima.

Sul punto di salutarci, una delle due ragazze si rivolge a me:

– Ma lei è un angelo! Posso abbracciarla? –

e io un po’ confuso: – Sai, penso che l’angelo sia tu. –

Così tra angeli ci salutiamo e torno a casa felice e contento. È bello sapere che siamo angeli gli uni per gli altri e che, nella vita, per cose belle o brutte che accadono, l’unica da temere è quella di non riconoscere Dio accanto a noi, in chi incontriamo.

Alessandro Casadio